domenica 2 ottobre 2011

FantaBestiario. Le creature dell'immaginario fantastico: Il Kraken

Colossal_octopus_by_Pierre_Denys_de_Montfort Per questo nuovo appuntamento del FantaBestiario ci spostiamo dal cielo dove svettano i draghi e dalla terra dove corrono rapidi gli unicorni, al mare, negli insondabili abissi del profondo blu per indagare la storia e il mito di una creatura mostruosa: il kraken.

Che cos’è il Kraken? Per i pochi che non avessero mai sentito parlare di questa creatura dell’immaginario marino, si tratta di un essere mostruoso, dalle dimensioni gigantesche, che, secondo la leggenda, riposerebbe nel più profondo del mare, capace, al suo riemergere in superficie, di distruggere le navi che si imbattono contro la sua spessa pelle avviluppandole con i suoi tentacoli. Tentacoli, sì, perché nella maggior parte delle sue rappresentazioni il kraken appare come una piovra o un calamaro gigante, assai simile all’Architeuthis, specie marina realmente esistente. D’altronde il suo nome, di etimo incerto, ha dei legami con il tedesco krake, che indica la piovra e con il norvegese krake, che indicherebbe un “mostro malsano o aberrante”. Una delle più celebri raffigurazioni di tal genere è quella di Pierre Denys de Montfort, autore di un trattato enciclopedico sui molluschi risalente ai primi anni del 1800: essa ritrae una piovra dalle dimensioni ragguardevoli nell’atto di avvinghiare una nave francese che, secondo i racconti dei suoi marinai, sarebbe stata attaccata dal mostro al largo dell’Angola. Il kraken figura anche come una sorta di balena o abnorme granchio partecipe della natura dei pesci. Secondo la leggende più antiche, riemergerebbe dai fondali dove risiede soltanto alla fine del mondo come monito terribile ed esiziale. Tuttavia esso non è soltanto un essere letale, ma anche utile, in grado di attirare a sé una miriade di pesci e quindi procurare ai naviganti una ricca e fruttuosa pesca.

kraken-2 Ma quando e come nasce il mito del kraken? Attorno a lui c’è una fitta nebbia, tipica delle storia fantastiche della tradizione orale. La creatura appartiene alla mitologia nordica, sebbene ci siano tracce di mostri marini anche nelle leggende e nei miti classici, basti pensare ai mostri ibridi Scilla e Cariddi, che infestavano lo stretto di Messina. Le storie sul kraken sono tipiche del mondo balcanico e norreno, pur essendo questo animale semi-leggendario la versione scandinava del drago o serpente di mare del popolo arabo, nonché una rivisitazione dello zaratàn, il mostro balena-isola delle leggende di San Brendano di Clonfert, marinaio e abate irlandese poi fatto santo, di cui si conoscono le fantastiche navigazioni.  Al pari dello zaratàn, infatti, anche il kraken, a pelo d’acqua, può essere scambiato per un’isola. Sulla sua pelle può crescere una vegetazione lussureggiante, che ne nasconde la fisionomia al punto da ingannare i marinai; tuttavia diversamente dal kraken, lo zaratàn ha la forma di una balena o di una gigantesca tartaruga; infatti, in riferimento alla testuggine, viene anche chiamato aspidochelone, dal greco aspìs (serpente) e chelóne (tartaruga). Di una creatura assimilabile al kraken e allo zaratàn parla anche Plinio il Vecchio nella sua Naturali Historia, menzionando un’isola sulla quale alcuni marinai approdarono e che poi, inabissandosi all’improvviso, rivelò la sua natura animale di enorme pesce mostruoso. Questo motivo del mostro-isola avrà larghissima fortuna in letteratura, dalla balena insulare dei racconti di Sindbad il marinaio fino al VI Canto dell’Orlando Furioso di Ariosto, dove il mostro marino scambiato per isola viene riletto in chiave poetica. Ma veniamo alle fonti sul kraken. La sua storia si fa meno nebbiosa nel settecento, quando, dopo la menzione di Linneo nel suo Systema Naturae, ne parla un vescovo danese, Eric Pontoppidan, il quale compone e rende pubblica una Storia naturale della Norvegia, in cui si legge per la prima volta la descrizione esplicita del kraken: si tratterebbe di un mostro marino dal dorso lungo circa un miglio e mezzo, in grado di secernere un liquido per intorbidare l’acqua, il cui dorso viene spesso scambiato per un’isola. Il vescovo arrivò al punto di affermare che tutte le isole fossero kraken. Con le sue enormi “braccia” tentacolari, il kraken sarebbe stato capace di afferrare e portare al fondo anche le navi più grandi. Ciononostante, Pontoppidan non volle avallare la natura malvagia del mostro, ma ne tratteggiò una descrizione neutra, di animale scevro della volontà di nuocere, tuttavia pericoloso anche per i gorghi vorticosi prodotti dal suo movimento di immersione ed emersione. Fu nell’ottocento che si diffuse la credenza in base alla quale il kraken attaccasse soltanto i velieri che trasportavano uomini corrotti, allo scopo di punirli.

20000_squid_holding_sailorUna delle testimonianze letterarie più suggestive è senza dubbio quella di Alfred Tennyson che nella sua opera “Il Kraken” descrive in questi termini il mostro:

«Sotto i tuoni della superficie, nelle profondità del mare abissale, il kraken dorme il suo antico, non invalido sonno senza sogni. Pallidi riflessi s’agitano intorno alla sua scura forma: vaste spugne di millenaria crescita e altezza si gonfiano sopra di lui, e in un baratro di luce smorta, polipi innumeri e giganteschi battono con immense braccia la verdastra immobilità, da segrete celle e grotte meravigliose. Giace lì da secoli, e giacerà, cibandosi addormentato di immensi vermi marini, finché il fuoco del giudizio finale non riscaldi l’abisso. Allora, per essere finalmente visto dagli uomini e dagli angeli, ruggendo sorgerà e morirà alla superficie.»

Questa illustrazione presenta delle profonde assonanze e continuità col mito creato da Lovecraft, quello di Cthulhu, mostro cosmico protagonista del ciclo fantascientifico cui dà nome e di molti altri racconti di Lovecraft, e non solo. Quest’ultimo ne fa un mostro di origine aliena, con la testa da polpo, enorme, flaccido e viscido nel corpo, dormiente da tempi immemorabili nel fondo dell’oceano, presso l'isola di R’lyeh, e infine capace di richiamare gli umani in sogno: da qui il celebre “richiamo di Cthulhu”. Parimenti note le citazioni di Verne nel suo Ventimila leghe sotto i mari: nel romanzo non solo vengono più volte citati tanto il kraken quanto lo stesso Pontoppidan, ma i protagonisti vengono perfino attaccati da un terribile calamaro gigante, assimilato al kraken a partire da metà ottocento. Negli ultimi tempi questa figura leggendaria è tornata alla ribalta grazie alla saga cinematografica de i Pirati dei Caraibi e, sebbene fugacemente, compare anche nei romanzi di George R. R. Martin come stemma di una delle Case nobiliari secondarie, quella dei Greyjoy. Fonti, romanzi, rivisitazioni e riscritture di questa creatura sarebbero innumerevoli e difficili da citare nella loro completezza: si passa dai fumetti, ai videogiochi, dai manga ai romanzi per arrivare, come già detto, al cinema. Quel che certo è che nelle sue varie rielaborazioni, il mostro marino dormiente sul fondo del mare è un leit motiv di molte culture e tradizioni mitiche e religiose (si pensi al Leviatano del libro di Giobbe), che sia forse il recesso ancestrale di un ricordo mai rimosso?

Lavinia Scolari

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